Pensieri di primavera

A volte penso che una giornata sia troppo corta per farci star bene dentro tutte le nostre strane abitudini, ma se avessimo a disposizione il doppio delle ore ci basterebbero o sarebbero ancora troppo poche?
È proprio in questi giorni di relazioni slacciate, tra pensieri sparsi e sguardi lanciati fuori dalla finestra, che ho cercato di dare qualche risposta a quelle domande che si muovono disordinate nella mia testa già da un po’. In questo contesto è quasi inevitabile non essere ripetitiva, ma cercherò di fare del mio meglio per tirarci un po’ su.

L’interrogativo in questione è sicuramente soggettivo, ma il tempo disponibile è oggettivamente tanto, anche se, limitato; insomma, una contraddizione banale che ormai passa inosservata agli occhi della gente. L’aspetto contraddittorio sta nel fatto che, spesso e volentieri, il modo in cui utilizziamo il nostro tempo, è sbagliato o, per meglio dire, superficiale. Facciamo qualsiasi cosa perché è un dovere, se più ci piace, un impegno, dovremmo provare ad incastrare bene le nostre attività, a sfruttare questa risorsa inestimabile correttamente, a reagire alla quotidianità.

Penserete sicuramente che è troppo tardi, che non è il momento giusto ma che, invece, anche stavolta si addice perfettamente all’ambientazione. Questo è il momento esatto, almeno per me, in pausa a quel lancio di coriandoli finito negli occhi durante il Carnevale, in cui la piatta normalità ha bisogno di sfilare nel suo abito migliore, quello decorato con il gusto per le piccole cose.
Cerco di mantenere l’equilibrio come posso.
Non è tempo perso, è solo stand-by, di resistenza, di distinzione ma di risveglio in un’estate, che mai prima d’ora, è ciò che desidero di più.
È il tempo delle giovani nostalgie, di strane primavere e, soprattutto, di assenze di odori e sapori della cucina dei nonni (quelli che mi mancano di più!), forse perché è con loro che sono cresciuta o forse perché mi rendo conto di essere fortunata.
È il tempo per cercare di non pensare solo a quello che ci manca ma di essere grati per quello che abbiamo, di capire se stiamo facendo quello che serve, quello che fa per noi.
È il tempo di fare colazione con un po’ di positività spalmata su una fettina di pane, di guardare uno spiraglio di luce che entra dalla finestra con ammirazione.
Questo è il tempo giusto e, ancora una volta, penso che la natura non sbagli un colpo.
Non che gli altri tempi siano sbagliati, ma ogni tempo è diverso in ciascuno di noi, dedicato a qualcosa o a qualcuno. Ogni tempo non torna indietro e ce ne accorgiamo sempre troppo tardi. Ogni tempo traccia un solco, o meglio, siamo noi che ci lasciamo scritto qualcosa. Questo invece, purtroppo o per fortuna, è uguale per tutti, possiamo scegliere cosa farne, perciò sfruttiamolo bene.

Voglio ricordarvi che il cielo è lo stesso e se vi sentirete soli, guardatelo. Io, nel frattempo, provo a non farmi domande sul domani, abbiamo l’oggi ed è quello che resta della nostra memoria.

Maria Fiorillo


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