VIA MATRIS

I sette dolori di Maria SS.

I Stazione «UNA SPADA TRAPASSERA’ LA TUA ANIMA»

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo.

LETTURA BIBLICA

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore. Come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore, e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Si-mone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspetta-va il conforto di Israele, lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito si recò al Tempio: e mentre i genitori vi portavano il bambi-no Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio…

Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: `Egli è qui per la rovina e la contraddizione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima (Lc 2,22-28, 34-35)

MEDITAZIONE

Maria Santissima porta Gesù Bambino nel Tempio per offrirlo a Dio Padre.

Con il divin Figlio tra le braccia, in quell’atto di offerta amorosa al Padre, Maria Santissima è la Madre sacerdotale che dona il Figlio e se stessa a Dio perché si compia il piano di Dio, che è un piano di sommo amore nel dolore che salva.

Con questa presentazione di Gesù Bambino al Tempio, infatti, inizia la «VIA MATRIS», ossia la Via dolorosa di Colei che dal Figlio Redentore è stata voluta Corredentrice universale della nostra salvezza.

Ella, infatti, offrendo al Padre Gesù, il suo Bambino, offre il Redentore e Salvatore, vittima divina di espiazione per i peccati dell’umanità di ogni tempo, passato, presente e futuro.

Il santo vecchio Simeone, condotto e illuminato dallo Spirito Santo, rivela alla Madre di Gesù il contenuto drammatico e tragico della Redenzione, ossia: quel Bambino che Ella stringe al petto, con la sua vita di sacrifici coronata dalla Passione e Morte sulla Croce, salverà «molti» per l’eternità, sarà la salvezza di quanti lo accolgono.

Ma nello stesso tempo, quel Bambino sarà la rovina di «molti», ossia sarà la perdizione eterna di molti, per i quali pure soffrirà e morirà, ma invano.

Perché questa perdizione eterna di «molti»? La risposta è semplice: perché «molti», purtroppo, anziché accogliere e seguire il Redentore sulla via della salvezza, si opporranno a Lui, Lo rifiuteranno e Lo rinnegheranno.

è qui il «segno di contraddizione» che svelerà i «pensieri del cuore» di ogni uomo, ossia i «pensieri del cuore», di chi accoglie il Redentore, salvando-si, e di chi rifiuta il Redentore, rovinandosi.

Il santo vecchio Simeone rivela poi la partecipa-zione dolorosa anche della Madre a tutto questo dramma universale della Redenzione.

Se il Figlio Redentore incontrerà dolori lungo tutto il cammino, e alla fine avrà le mani, i piedi e il costato trapassati dal ferro dei chiodi e della lancia, anche Ella, la Madre, eletta Corredentrice uni-versale, incontrerà ugualmente dolori lungo tutto il cammino, e alla fine avrà l’anima interamente tra-passata dalla lama tagliente della spada del dolore.

Il dolore per i travagli della vita, il dolore per la morte straziante del Figlio sulla croce, il dolore per l’espiazione di tutte le colpe degli uomini e il dolo-re per la morte eterna di tutti quei figli che voglio-no la loro rovina anziché la salvezza, costituiscono la «spada» che trapasserà la beata anima di Maria Santissima giorno per giorno.

Gesù ha associato a sé Maria, Madre sua e Madre nostra, nell’opera della nostra salvezza eterna, e per questo i dolori di Gesù e i dolori di Maria operano insieme la nostra Redenzione. I chiodi, la lancia e la spada sono i segni eloquenti e concreti della redenzione universale operata dal Redentore con la Corredentrice a Lui maternamente unita.

Il santo vecchio Simeone, con poche parole, rive-la tutto questo a Maria Santissima; e da quel momento Ella, mentre nutre, alleva e prepara il Figlio a essere la vittima per la Redenzione universale, of-fre anche tutta se stessa alla coimmolazione con il Figlio, sperimentando via via la «spada» che pene-tra sempre più nella sua anima, fino a trapassarla tutta quando sta ai piedi della Croce, fatta Correndentrice di amore e di dolore nell’unione amorosa e indissolubile con il Figlio Redentore.

Maria Santissima Addolorata è la Corredentrice universale nell’operare la Redenzione e nell’applicare i frutti della Redenzione alle singole anime con la distribuzione delle grazie. Ma anche ciascuno di noi è chiamato non a operare la Redenzione, ma a cooperare all’applicazione dei frutti della Redenzione a se stesso e agli altri, offrendo il contri-buto dei sacrifici personali.

Più grandi e generosi sono i nostri sacrifici offerti in unione con il sacrificio di Gesù sulla Croce, più cooperiamo alla salvezza della nostra anima e di altre anime.

Pensiamo ai sacrifici eroici degli Apostoli, dei Martiri, delle anime vittime, dei penitenti, e animiamoci a non rifiutare, ma ad accettare le croci che incontriamo lungo il cammino, offrendole in espiazione delle colpe nostre e altrui, per la salvezza nostra e degli altri.

«Se noi conoscessimo il valore della sofferenza, chiederemmo al Signore non più le gioie, ma i do-lori», diceva Padre Pio da Pietrelcina, grande vitti-ma di sangue con cinquant’anni di stimmate.

Pausa di silenzio e riflessione.

INVOCAZIONI

Ascolta la nostra preghiera, o Madre Addolorata!

O Madre Addolorata, concedici la grazia di capire che noi siamo salvi per il mistero di dolore del-la crocifissione di Gesù e della tua anima trapassata dalla spada:

O Madre Addolorata, concedici la grazia di esse-re nel numero di quelli che accolgono la salvezza di Cristo, e non nel numero di quelli che finiscono nella rovina eterna:

O Madre Addolorata, concedici la grazia di imparare da Te ad avere sempre Gesù nel nostro cuore così come tu lo porti fra le braccia sempre unita a Lui nell’amore e nel dolore:

O Madre Addolorata, concedici la grazia che la nostra vita non sia mai per Te una «spada» di dolore nel cuore, ma una corona di rose attorno al tuo cuore di Madre tenerissima:

PREGHIERA

O Madre Addolorata, che nella rivelazione del santo vecchio Simeone ricevesti la conferma della tua missione di Corredentrice accanto al tuo Figlio Redentore, concedi anche a noi di saper accettare con fede il dolore che ci porta alla resurrezione. Per Cristo Nostro Signore. Amen.

CANTO

O Maria, dolce mio bene, fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

 

II Stazione «MARIA SANTISSIMA FUGGE NEL DESERTO»

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo.

LETTURA BIBLICA

Essi (i Magi) erano appena partiti, quando un Angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua Madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua Madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: dall’Egitto ho chiamato il mio figlio (Mt 2,13-15).

MEDITAZIONE

Avvertito dall’Angelo in sogno, Giuseppe con Maria e Gesù Bambino fuggono in esilio, a ripara-re nell’Egitto, per sfuggire al piano criminale di Erode che voleva a tutti i costi la morte di Gesù Bambino, il «neonato re dei Giudei» (Mt 2,2).

La fuga nella notte, il lungo e faticoso cammino, l’esilio in un paese straniero, l’incognita dell’avvenire: tutto questo ha costituito una somma di tra-vagli per quella piccola famiglia al suo primo sboccio.

Nulla è più drammatico per una persona della fuga precipitosa da un luogo sotto la minaccia di morte incombente: nulla di più angoscioso per due giovani genitori che salvare da una morte violenta e imminente il loro bimbo neonato, così fragile e inerme.

Possiamo immaginare le pene intime di Maria Santissima? Certamente le ansie del suo cuore ma-terno per mettere in salvo il suo divin Figlio la spingevano con ogni sollecitudine verso l’esilio e la rendevano impavida nel sostenere il lungo e fatico-so viaggio.

L’esilio! In quelle ore penose la Beatissima Madre sentiva e viveva il dramma di tanti uomini e donne costretti all’esilio, costretti a emigrare verso terre straniere. Quegli uomini e quelle donne sono suoi figli!

Ma quanti sono gli esuli e gli emigranti che si affidano a Lei, come Gesù Bambino stava tutto abbandonato e al sicuro fra le braccia della sua divina Mamma? Se tutti gli esuli e gli emigrati facesse-ro così!

Purtroppo gli esuli e gli emigrati che sono sen-za fede, senza grazia, senza preghiera; rendono davvero l’esilio un inferno sulla terra. Perché non ricorrere e affidarsi a Colei che visse così drammaticamente l’esperienza dell’esilio? Specialmente la recita del S. Rosario serve molto bene a tenere uniti a Lei, la Madre degli esuli. Avere il Rosario fra le mani, sgranare piamente la corona significa percorrere insieme a Lei il nostro cammino su questa terra di esilio, dove «non abbiamo la città permanente, ma cerchiamo quella futura» (Eb 13,14).

E se tutti, in realtà, su questa terra, siamo «esuli figli di Eva», in attesa del ritorno nella Patria dei cieli, tutti troviamo in Maria Santissima la Madre che ha vissuto, offerto e santificato il dolore dell’esilio con amore senza pari.

Ma questo secondo dolore di Maria Santissima per la fuga in Egitto ci offre anche l’insegnamento della difesa della vita umana, e specialmente della vita più gracile e inerme quale è quella dei bimbi nel grembo e fra le braccia della madre.

Maria Santissima sottrae il suo bimbo alla «strage degli innocenti», pronta ad affrontare, per questo, il dramma dell’esilio. Da questo esempio si capisce che i genitori non dovrebbero misurare le lo-ro sofferenze, pur di salvare la vita dei loro bimbi. Ma oggi, invece! La tragedia dell’aborto, legalizza-to ormai su tutta la terra, ci sta facendo vedere tan-ti e tanti genitori disumani e assassini che uccidono la vita dei loro figli nello stesso grembo materno. Per non affrontare sacrifici, si sceglie l’uccisione del figlio concepito e vivente nel seno della madre! L’orrore non può avere limiti di fronte a questo ge-sto assassino dei genitori che uccidono la loro crea-tura, la creaturina umana più piccola e inerme, bisognosa di ogni aiuto.

La Madonna e S. Giuseppe, invece, pur di salva-re la vita del loro bimbo, non esitano ad affrontare il sacrificio della fuga notturna e dell’esilio in terra straniera. Così si ama, così si difende la vita, specialmente quella dei propri figli.

Preghiamo l’Addolorata perché illumini gli uomini e le donne affinché non stendano mai la mano

omicida che distrugge la vita del figlio, pronti piuttosto a sopportare e ad affrontare ogni sacrificio, anche l’esilio, se necessario, per salvarlo e proteggerlo. In tal modo essi sperimenteranno la fede nel-la Provvidenza di Dio e di Maria, che non abbandonano mai coloro che vogliono affidarsi a Loro e che sanno pregare con la fiducia dei figli: «Padre nostro che sei nei cieli… dacci oggi il nostro pane quotidiano… Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso… », e sostienici giorno per giorno con il tuo materno amore.

Pausa di silenzio e di riflessione personale.

INVOCAZIONI

Ascolta la nostra preghiera, o Madre Addolorata!

O Madre Addolorata, concedici la grazia di saper stare vicini agli esuli e agli immigrati, vittime dell’ingiustizia, dell’oppressione, dell’indigenza, per donare a loro il conforto e il sostegno della carità:

O Madre Addolorata, concedici la grazia di esse-re sempre pronti a difendere la vita umana innocente, anche se dovesse costarci fatiche e dolori, amarezze e incomprensioni, e lo stesso esilio che tu affrontasti così serenamente:

O Madre Addolorata, concedici la grazia di illuminare le menti di coloro che sono favorevoli all’aborto e di fermare le mani omicide di quanti vogliono operare il delitto abominevole dell’aborto:

O Madre Addolorata, concedi agli sposi la grazia di apprezzare il dono dei figli come il dono più grande fatto a loro da Dio che è Dio della vita e che predilige le famiglie numerose:

PREGHIERA

O Maria Santissima Addolorata, che per salvare dalla morte la vita di Gesù Bambino, tuo Figlio, non esitasti ad affrontare e a vivere il dramma dell’esilio in Egitto, concedi anche a noi la grazia di difendere sempre la vita delle nostre anime e la vita degli innocenti e indifesi, per essere in tutto simili a Te. Per Cristo nostro Signore.

CANTO

O Maria, dolce mio bene, fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

 

III Stazione «MARIA SS. SMARRISCE E RITROVA GESU’ NEL TEMPIO, A GERUSALEMME»

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo.

LETTURA BIBLICA

Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti, non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava… AI vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo» (Lc 2,41-48).

MEDITAZIONE

San Luca ci dice che la Madonna e S. Giuseppe, dopo la visita al Tempio, a Gerusalemme, tornando, non si accorsero che Gesù, ragazzo dodicenne, era assente nella carovana. Dopo una giornata di viaggio, accortosi che Gesù era assente, subito, «angosciati», si misero in cammino di nuovo verso Gerusalemme per mettersi alla ricerca di Gesù.

L’angoscia di Maria e di S. Giuseppe non poteva essere che grande, e tanto grande quanto grande era il loro amore a Gesù.

Si sa che la perdita di un bene è tanto più doloro-sa, quanto più il bene è prezioso e amato. Orbene, per Maria e per S. Giuseppe, Gesù era un bene infinitamente prezioso e amato senza misura. Perciò la loro «angoscia» non poteva non essere immensa e amarissima.

La considerazione su questo terzo dolore di Maria Santissima può essere duplice, perché può riguardare sia gli uomini in genere che «smarriscono» Gesù, allontanandosi da Lui, sia, in parti-colare, i figli che si «smarriscono» perdendosi nel mondo, facendo soffrire e disperare i genitori, rovinando le famiglie.

In quella sua «angoscia» materna, Maria Santissima ha sofferto, ha offerto e ha «corredento» tutte le angosce sia degli uomini che smarriscono Gesù, sia dei genitori che hanno i figli smarriti dietro le miserie di questo mondo.

Questa «angoscia» è ben grave e reale, soprattutto ai nostri giorni. Essa colpisce uomini e fami-glie su tutta la terra, lacerando le anime, devastando i corpi, rovinando i singoli e le famiglie intere. In misura davvero spaventosa oggi si piange sugli «smarrimenti» di tanti, e particolarmente dei giovani.

Pensiamo a quanti perdono Dio, si allontanano da Dio, respingono Dio, lo rinnegano e lo tradiscono vivendo abitualmente in peccato mortale, con il pericolo di morire in disgrazia di Dio. Poveri infelici, inquieti e «angosciati», che rischiano anche la dannazione eterna!

Preghiamo l’Addolorata perché voglia concede-re a loro la spinta salutare a rimettersi subito alla ricerca di Dio, ritrovandolo nella preghiera, ritornando a Lui nella Casa del Signore che è la Chiesa, incontrandosi con Lui nei Sacramenti della Confessione e della Comunione.

Per i genitori, poi, angosciati e lacerati dai loro figli «smarriti» sulle vie del vizio e dell’errore, sen-za fede e senza morale, animalizzati dal sesso e schiavizzati dalla droga – dramma e tragedia per tante famiglie! -, valga la sublime lezione di Ma-ria Santissima, che con S. Giuseppe si mette subito alla ricerca di Gesù sacrificando ogni altra cosa; valga la lezione del ritrovamento di Gesù nel Tempio di Dio, ossia la lezione che i figli si ritrovano e si recuperano quando si viene a portarli nel Tempio di Dio, nella Casa del Signore, che è Casa di misericordia e di perdono, di pace e di grazia.

Il figlio vizioso, il figlio senza fede e senza co-scienza, il figlio drogato, il figlio colpito dall’AIDS, va portato dal sacerdote, va portato nella Chiesa, nella Casa del Signore, va portato ai piedi del Crocifisso e dell’Addolorata, va portato al Confessionale per ricevere il Sacramento della Penitenza, e va portato all’altare per ricevere la Santa Comunione. è qui ed è in questo modo che i figli «smarriti» si recuperano per la terra e per il cielo.

I genitori «angosciati», perciò, si rivolgano e preghino senza stancarsi l’Addolorata perché vo-glia confortarli donando a loro la forza morale e fisica per seguire i figli e sacrificarsi per i figli «smarriti», dando ad essi la grazia e la gioia del ri-torno nella Casa del Signore.

Pausa di silenzio e riflessione personale.

INVOCAZIONI

Ascolta la nostra preghiera, o Madre Addolorata!

O Madre Addolorata, a quanti hanno smarrito Dio, dietro le seduzioni del mondo e della carne, del denaro e della droga, del potere e del piacere, con-cedi la grazia di ravvedersi e di ritrovare Dio, unica fonte di bene e di pace:

O Madre Addolorata, concedici la grazia di aiutare tutti coloro che hanno smarrito Dio, perché lo ritrovino con 1’umife preghiera nella casa del Signore, presso l’altare del Signore:

O Madre Addolorata, concedi ai genitori la grazia di seguire i loro figli, formandoli bene alla vita cristiana, e di ricercarli con ogni sacrificio nell’ora dello smarrimento per riportarli a Dio:

O Madre Addolorata, concedi ai giovani la grazia di non allontanarsi mai da Gesù, il Salvatore, di frequentare sempre la Casa di Dio e di essere sempre in armonia con la loro famiglia:

PREGHIERA

O Maria Santissima Addolorata, che hai mostra-to a tutti gli uomini la sofferenza e la premura ma-terna nella ricerca del Figlio Gesù rimasto a Gerusalemme, concedi a quanti smarriscono Dio la grazia del più rapido ritrovamento nella Casa di Dio. Per Cristo nostro Signore.

CANTO

O Maria, dolce mio bene, fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

 

IV Stazione «MARIA INCONTRA GESU’ SULLA VIA DEL CALVARIO»

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo.

LETTURA BIBLICA

Mentre conducevano via Gesù, presero un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù.

Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui (Lc 23, 26-27).

MEDITAZIONE

L’incontro di Maria Santissima con Gesù sulla via del Calvario è stato un incontro straziante di amore e di dolore, per Lui e per Lei. è stato l’in-contro dell’amore e del dolore più grande, che Essi hanno vissuto donando la propria vita in sacrificio per espiare i peccati del mondo intero, passato, presente e futuro.

Per noi, infatti, Gesù s’è fatto «peccato», come dice San Paolo (2 Cor 5,21), e per questo è stato colpito, flagellato, lacerato, oltraggiato e ridotto a un «lebbroso», a un «verme», senza più figura né sembianza di uomo: tutto questo è il peccato e tutto questo merita il peccato.

Per questo Gesù, fattosi «peccato», è stato caricato della pesante croce, che è la condanna del peccato, ossia è la condanna di Lui che s’è fatto «peccato» per salvare noi peccatori con la sua Passione e Morte.

Da allora la Croce è diventata il segno dell’amore e del dolore redentivo per tutti quelli che sanno ab-bracciarla e portarla in unione con Lui che ha detto: «chi mi vuol seguire, rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce, e mi segua» (Lc 9,23).

Sulla via del Calvario, Maria Santissima ha in-contrato Gesù ridotto veramente a un «lebbroso», ridotto a «un verme e non più uomo» (Sal 21,7), personificazione, si potrebbe dire, del peccato che flagella e devasta, lacera e sfigura l’uomo nella vergogna e nell’ignominia.

In quell’incontro sulla via del Calvario, Maria Santissima guarda Gesù con occhi di lagrime, e con quegli occhi lo abbraccia e lo stringe al suo petto materno, al suo cuore di Madre affranta e disfatta da quella «spada» del peccato che, mentre le sta uccidendo il Figlio, penetra sempre più inesorabile nella sua anima immacolata.

Ma in quell’abbraccio a Gesù ridotto a un «lebbroso» e a un «verme», Maria Addolorata ha ab-bracciato tutti i redenti, tutti i peccatori di ogni tempo e luogo, bisognosi di perdono e di salvezza; ha abbracciato e stretto al cuore tutti coloro che, con Lui, portano la croce dell’espiazione e della purificazione per sé e per gli altri sui passi di Gesù che sale al Calvario.

Dovrebbero pur sapere i peccatori che l’Addolorata vuole salvarli tutti e che ha sofferto e offerto con il Figlio tutto lo strazio della Passione e Morte proprio per strapparli alla morte del peccato, alla morte eterna; dovrebbero pur sapere i peccatori che Ella è sempre la Madre pietosa pronta ad ab-bracciare e stringere al suo cuore i figli traviati e corrotti, schiavi di satana, sedotti da quella triplice concupiscenza che li rende «lebbrosi» e «vermi», ossia «la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita» (1 Gv 2,16).

Il vizioso e lo scandaloso, il bestemmiatore e il drogato, il violento e il truffatore, l’omosessuale e il donnaiolo, il traditore e il vendicativo, il disperato e il malvagio: ecco l’uomo ridotto a «lebbroso» e a «verme». Ebbene, Gesù, per salvare tutti, ha patito ed è morto quale Redentore universale, e Maria Santissima, inseparabile dal Figlio, trapassata dalla «spada» del dolore, ha compatito con Lui, quale Corredentrice uni-versale.

Ma è necessario che gli uomini non respingano il Redentore e la Corredentrice, e non si sottragga-no alla croce, né la disprezzino, rendendo così va-ne le sofferenze del Figlio e della Madre, e perdendosi nella disperazione che porta solo alla dannazione.

La Madonna è andata incontro al Figlio Gesù lungo la salita al Calvario per condividere tutta la sua sofferenza ed essergli di conforto con il suo amore materno. La Madonna vuole andare incontro ad ogni peccatore e ad ogni uomo che si trova sotto il peso della croce per aiutarlo a espiare i peccati propri e altrui, sostenendolo nel portare la croce che redime e salva.

Pausa di silenzio e riflessione personale

INVOCAZIONI

Ascolta la nostra preghiera, o Madre Addolorata!

O Madre Addolorata, concedici la grazia di comprendere il valore redentivo della croce portata con fede e con pazienza, da Te confortati, sui passi di Gesù che sale al Calvario:

O Madre Addolorata, concedici la grazia di sa-per vedere e amare nei peccatori l’immagine dolorosa di Gesù ridotto a un «lebbroso» e a un «ver-me» per la nostra salvezza:

O Madre Addolorata, concedi ai peccatori la grazia di ricorrere a Te per essere convertiti e puri-ficati, confortati e sostenuti nel cammino di redenzione e di santificazione:

O Madre Addolorata, concedici la grazia di es-sere vicini ai fratelli tribolati nell’anima e nel corpo per aiutarli a portare la croce camminando assieme a loro verso il Calvario, come Tu hai camminato accanto a Gesù:

PREGHIERA

O Maria Santissima Addolorata, che hai segui-to Gesù sulla via del Calvario per condividere la sofferenza del Redentore come Corredentrice, fa che anche noi sappiamo camminare sulla via del-la Croce seguendo Gesù con Te e come Te. Per Cristo nostro Signore.

CANTO

O Maria, dolce mio bene, fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

 

V Stazione «MARIA ADDOLORATA ASSISTE ALLA CROCIFISSIONE E MORTE DI GESU’»

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo.

LETTURA BIBLICA

Stavano presso la croce di Gesù sua Madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la Madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla Madre: «Donna, ecco il tuo Figlio». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua Madre». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa (Gv 19,25-27).

MEDITAZIONE

Dio chiese ad Abramo di portare il figlio Isacco sul monte per immolarlo come vittima. Ma l’immolazione del figlio non ci fu. Dio risparmiò ad Abramo quel sacrificio, contentandosi dell’offerta di un ariete (cf Gn 22).

Anche Maria Santissima ha accompagnato il Figlio Gesù sul monte Calvario per l’immolazione, ma a Lei non è stata risparmiata l’immolazione del Figlio. Non solo, ma Ella stessa ha voluto parteci-pare e condividere l’immolazione del Figlio, ha vo-luto offrire se stessa in unione con la Vittima divina per la redenzione universale.

Ella, Madre del Sommo Sacerdote, ai piedi della Croce, immolando ogni suo diritto materno, soffre ed offre: soffre quanto è possibile soffrire a una creatura fino all’estremo limite dell’umano; offre il suo Figlio divino quale vittima redentrice dell’umanità, e offre se stessa unita al Figlio quale Corredentrice di tutti i redenti.

Tutto questo avviene sul Calvario tra scene di dolore crudele e atroce per il Figlio che si offre immolandosi sulla Croce, e per la Madre che lo offre immolandosi con Lui per la nostra salvezza.

Gesù spogliato brutalmente delle vesti che ria-prono tutte le ferite del corpo flagellato; Gesù di-steso sulla Croce e inchiodato barbaramente mani e piedi al legno; Gesù innalzato sulla Croce fra gli spasimi tremendi delle spine e dei chiodi che lo portano all’agonia dissanguandolo; Gesù ridotto a piaghe e sangue, oltraggiato e dileggiato dagli scribi e farisei, mentre i soldati si giocavano la tunica sorteggiandola…

E la Madonna era là, sul Calvario, e guardava queste scene di violenza sul suo Figlio, e sentiva i colpi dei martelli sui chiodi e i dileggi degli scribi sotto la Croce, e vedeva tutto quel sangue che grondava dalla testa, dalle mani, dal corpo e dai piedi del suo Gesù Crocifisso. Qui la «spada» trapassava totalmente l’anima immacolata di Maria Santissima.

Ma in quel sangue sparso del Figlio, Ella vedeva anche tanto altro sangue sparso crudelmente per le mani di tanti uomini sanguinari e omicidi, suicidi e fratricidi; vedeva il sangue delle guerre fratricide con i massacri umani; vedeva il sangue degli op-pressi e dei disperati che si tolgono la vita; vedeva soprattutto il sangue degli aborti, ossia un mare di sangue innocente sparso ogni giorno su tutta la faccia della terra!

Sangue e morte, peccato e rovine, cultura della morte e rifiuto della vita, contraccezione ed eutanasia, sterilizzazione e genocidi: quali orrori in questa umanità alla scuola di satana, «l’omicida fin dall’inizio» (Gv 8,44).

E l’Addolorata, unita al Figlio morente, ha anch’ella sofferto e offerto per tutti e per ciascuno, ha «corredento» tutti e ciascuno: per questo la sua sofferenza è stata sterminata e immane. Dice bene S. Bernardino affermando che se il dolore sofferto dall’Addolorata fosse stato distribuito e diviso fra tutti gli uomini, questi sarebbero morti tutti all’istante, fulminati. Per questo Ella è la Regina di tutti i martiri e di tutti i tempi e di tutti i sofferenti di ogni tempo e luogo.

Dalla morte mistica della Corredentrice, associata alla morte fisica del Redentore, è venuta a noi la vita. E il Calvario è diventato, perciò, il monte della vita, la Croce l’albero della vita, il Crocifisso la sor-gente della vita, l’Addolorata la Madre della vita.

E proprio sul Calvario, su quel monte del sangue, noi siamo diventati figli della Madre di Dio, figli della vera «Madre dei viventi» (Gen 3,20), fratelli di Gesù Cristo, «il Primogenito tra molti fratelli» (Rm 8,29).

Immersa nel dolore corredentivo universale, in-fatti, ai piedi della Croce, Maria Santissima viene solennemente proclamata da Gesù stesso «Madre» dell’umanità rappresentata da S. Giovanni Evangelista: «Donna, ecco tuo figlio» (Gv 19,26). Ella era già diventata Madre nostra all’Annunciazione, all’atto dell’Incarnazione del Verbo; ma è solo adesso che Ella viene proclamata Madre nostra all’atto del parto dolorosissimo di noi peccatori sul monte Calvario.

Il Calvario è dunque il monte della nostra rigenerazione dal sangue di Cristo e dalle lagrime di Maria, o meglio dal sangue del Cuore di Gesù tra-fitto dalla «lancia» (Gv 19,34) e dal sangue del Cuore di Maria trapassato dalla «spada» vaticina-ta dal santo vecchio Simeone (Lc 2,35).

Con quale amore non dovremmo noi ricambiare tanto amore?

Pausa di silenzio e riflessione personale

PREGHIERA

Ascolta la nostra preghiera, o Madre Addolorata!

O Madre Addolorata, concedici la grazia di con-templare il Crocifisso con i tuoi occhi di Madre del Martire divino e Regina di tutti i Martiri:

O Madre Addolorata, concedici la grazia di esse-re tuoi figli per saper completare in noi ciò che manca alla Passione di Cristo Redentore:

O Madre Addolorata, concedici la grazia della penitenza che fa morire in noi l’egoismo e fa vivere l’amore, ci salva dal peccato mortale e ci conserva nella grazia di Dio:

O Madre Addolorata, concedi la grazia del ravvedimento a tutti coloro che spargono il sangue sulla terra, soprattutto il sangue innocente dei bimbi ancora nel grembo materno:

PREGHIERA

O Maria Santissima Addolorata, ai piedi della Croce insegnaci ad accogliere nel nostro cuore il sangue di Gesù e le tue lagrime, per essere purifica-ti e rigenerati alla vita che più non muore nel regno dei Cieli. Per Cristo nostro Signore.

CANTO

O Maria, dolce mio bene, fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

 

VI Stazione «MARIA RICEVE TRA LE BRACCIA GESU’ DEPOSTO DALLA CROCE»

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo.

LETTURA BIBLICA

Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù.

Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse già morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce (Mc 13,42-46).

MEDITAZIONE

Questa scena di così immenso dolore e di sublime tenerezza vuole esprimere soprattutto la maternità sacerdotale di Maria Corredentrice uni-versale.

Guardiamo la Madre con il Figlio morto fra le braccia. Gesù è il Sommo Sacerdote e Redentore universale, vittima straziata nel corpo dalla testa ai piedi. Maria Santissima è la Madre del Sommo Sacerdote, Corredentrice universale, anch’Ella vittima straziata nell’anima trapassata dalla «spada» del dolore.

Ella, con la sua maternità sacerdotale, offre ora con le sue stesse mani la Vittima divina al Padre, offre questa Ostia pura, santa, immacolata, segnata dalle ferite dell’amore più grande alle mani, ai piedi, al costato.

Non c’è e non può esserci offerta sacerdotale sulla terra che possa eguagliare questa offerta sacerdotale della Madre Addolorata. Ella non ha ricevuto il sacramento dell’Ordine sacro, è vero, ma Ella, solo Ella è la Madre del Sommo Sacerdote. Gesù è diventato Sacerdote nel suo grembo materno, assumendo la sua carne verginale. Il Sacerdozio di Maria è perciò unico, è materno: non è ministeriale, ma è ben al disopra del sacerdozio che è comune a tutti i fedeli.

E proprio nell’ora della deposizione di Gesù dal-la Croce, tenendo amorosamente Gesù Crocifisso fra le braccia, la maternità sacerdotale di Maria Santissima appare in tutta la sua veste regale di amore e di dolore senza pari.

Ma se Maria Santissima è la Madre di Gesù, Sommo Sacerdote, è Madre anche di tutti i sacer-doti nei quali è presente e operante l’unico sacerdozio di Cristo. Se ogni sacerdote è un «altro Cri-sto», Maria non può non essere Madre dei sacerdoti.

Madre divina dei Sacerdoti! Ossia, Madre delle vittime che si offrono quotidianamente «per Cristo, con Cristo e in Cristo» alla massima gloria di Dio e alla salvezza di tutte le anime.

In ogni santa Messa, infatti, il sacerdote impersona Gesù che rinnova il sacrificio del Calvario con l’immolazione mistica del suo Corpo e del suo Sangue. E in questa rinnovazione del Calvario, ad ogni santa Messa, è sempre presente, immancabile, la divina Madre Addolorata, la celeste Corredentrice, che rinnova l’offerta della Vittima pura, santa e immacolata, e l’offerta di se stessa in unità indissolubile con il Redentore.

Beato quel sacerdote che all’altare si fa vittima e ostia con Gesù! Anch’egli si ritrova allora fra le braccia di Maria offerto a Dio dalle stesse mani immacolate della divina Madre.

Beato quel sacerdote che si fa preparare da Maria Santissima al sacrificio della santa Messa, così come Gesù si fece formare, allevare e preparare dalla sua divina Madre al sacrificio del Calvario.

Ma tutti i cristiani, e in particolare i consacrati a Dio, sono chiamati a farsi ostia con Gesù Ostia sull’altare, e tanto partecipano realmente al Sacrificio dell’altare quanto si fanno ostia con l’Ostia: anche essi allora, in Gesù Vittima, si trovano fra le braccia della divina Madre, da Lei offerti al Padre in oblazione santa per la salvezza propria e per la salvezza degli altri.

Riflettiamo, però, sull’acerbità del dolore sofferto da Maria Addolorata per tutti quei consacrati e quei cristiani che non si accostano all’altare o vi si accostano male, celebrando o partecipando alla S. Messa con distrazione e ricevendo la Comunione con freddezza, o addirittura con il peccato mortale nell’anima, facendo quell’orribile sacrilegio che trapassa l’anima dell’Addolorata come una spada mille volte più dolorosa di ogni altro peccato mortale.

Contempliamo l’Addolorata, qui, mentre offre ancora la Vittima divina al Padre, Lei, Madre del Sommo Sacerdote e Corredentrice universale che vuole tutti noi, suoi figli, salvi e santi per l’eternità. Uniamoci a Lei, stringiamoci al suo Cuore per essere da Lei offerti insieme al suo Figlio adorato, Gesù Crocifisso.

Pausa di silenzio e riflessione personale.

INVOCAZIONI

O Madre Addolorata, concedici la grazia di avere santi sacerdoti e tanti sacerdoti che siano vittime di propiziazione con Gesù Redentore:

O Maria Addolorata, concedici la grazia di farci vittime con Gesù ostia sull’altare, da Te offerte a Dio per ottenere la salvezza e la beatitudine eterna:

O Maria Addolorata, concedici la grazia di comprendere o il valore del santo Sacrificio dell’altare e di parteciparvi con attenzione e devozione, con fede e amore:

O Maria Addolorata, concedici la grazia di ricevere l’Eucarestia sempre in grazia di Dio e mai con il peccato mortale, per evitare ad ogni costo l’orribile peccato di sacrilegio:

PREGHIERA

O Maria Santissima Addolorata, che tieni tra le braccia la Vittima divina e continui a offrirla per la nostra salvezza, fa che anche noi, figli tuoi, re-stiamo sempre fra le tue braccia materne che ci portano al Regno dei cielo. Per Cristo nostro Signore.

CANTO

O Maria, dolce mio bene, fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

 

VII Stazione «MARIA DEPONE IL CORPO DI GESU’ NEL SEPOLCRO»

Ti adoriamo, o Cristo, e li benediciamo. Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo.

LETTURA BIBLICA

Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era una giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato an-cora deposto. Là dunque, deposero Gesù, a moti-vo della preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino (Gv 19).

MEDITAZIONE

Questa è l’ultima stazione di dolore per la divina Madre del Crocifisso. Un sepolcro, una tomba, un corpo esanime, una pietra tombale: questa è la conclusione della Passione e Morte di Gesù; è la chiusura del capitolo di dolore della Redenzione universale.

Anche Maria Santissima, la Corredentrice uni-versale, conclude qui il suo cammino di dolore, intuito fin dall’Annunciazione, rivelato poi dal santo vecchio Simeone, e portato avanti via via fino a questo tratto finale, sanguinoso e tremendo, del Venerdì santo.

Guardando quella tomba e il corpo santissimo del Figlio ivi deposto, Ella può ora iniziare a pregustare, con la sua fede di diamante purissimo, la speranza viva della prossima resurrezione del Figlio e, con quella del Figlio, anche la resurrezione di quanti lo accolgono Redentore e Salvatore per poter entrare un giorno nel Regno dei cieli.

Ma insieme alla speranza viva e gioiosa, Maria Santissima, guardando ancora la tomba e Gesù morto disteso e chiuso in essa, vede anche, con immensa tristezza, quei «molti» redenti per i quali la resurrezione di Cristo sarà loro «rovina» eterna, secondo le parole del santo vecchio Simeone. Quale tragedia è per la divina Madre la perdita di «molti» figli, la dannazione di «molti» redenti per i quali il suo Figlio Crocifisso ha sofferto fino al dissanguamento totale sulla Croce, e Lei con Lui ha sofferto fino a farsi trapassare l’anima dalla «spada» del dolore.

E purtroppo, questa è la realtà. Quanti uomini sulla terra vivono e muoiono con la grazia di Dio nell’anima? Sono miliardi gli uomini ancora senza il Battesimo e senza la Fede, fuori della Chiesa, privi dei Sacramenti, in balia del mondo con le sue mortali seduzioni e in balia della carne con le sue immonde concupiscenze. E anche fra i cristiani, quanti ogni giorno «ricrocifiggono Gesù nei loro cuori» (Eb 6,6) con il peccato mortale!

La «rovina» eterna sarà la sorte di tutti questi redenti che muoiono nel peccato mortale, ossia muoiono contro Cristo il Redentore. Per essi Gesù è morto invano. Se è vero, infatti, che Egli è morto perché essi abbiano la vita, essi invece rifiutano la vita restando «nell’ombra della morte» (Lc 1,79). L’inferno con il «fuoco eterno» (Mt 25,41) sarà la loro dimora di disperazione eterna. Quale visione orrenda davanti agli occhi della divina Madre Ad-dolorata! Quella tomba che racchiude Gesù Croci-fisso sarà tomba di resurrezione e di vita eterna «molti», ma potrà essere tomba di morte e danna-zione eterna anche per «molti».

Questo è l’ultimo schianto del cuore della Madre che prega e supplica, intercede e geme per i figli da salvare. Noi, suoi figli, vogliamo salvarci. Perciò stringiamoci a Lei, doniamoci e affidiamoci al suo cuore di Madre, pregandola oggi giorno di non permettere mai che noi perdiamo la grazia di Dio, supplicandola di assisterci soprattutto in punto di morte, perché la nostra morte sia la morte dei salvati: una morte per la resurrezione e per la vita eterna nel Regno dei cieli, dove gioiremo in Dio Uno e Trino con Lei, Regina del Paradiso, insieme a tutti gli Angeli e i Santi. Così sia.

Pausa di silenzio e riflessione personale

INVOCAZIONI

O Madre Addolorata, concedici la grazia di vive-re sempre in grazia di Dio e di morire in grazia di Dio per risorgere nella vita eterna:

O Madre Addolorata, fa che un giorno le nostre tombe non siano tombe di perdizione eterna, ma tombe di resurrezione e di vita eterna:

O Madre Addolorata, concedi a tutti i miscredenti e infedeli, ai pagani e agli eretici la grazia della con-versione prima della morte, per salvarsi l’anima:

O Madre Addolorata, concedici la grazia di mai più «ricrocifiggere Gesù nei nostri cuori» con il peccato mortale, per evitare l’inferno e meritare il Paradiso:

PREGHIERA

O Maria Santissima Addolorata, che guardi il corpo di Gesù deposto nella tomba e lo vedi già risorto per la tua invitta fede, dona anche a noi di risorgere un giorno in Cristo Risorto per meritare di entrare in Paradiso a lodare con Te Dio per tutta l’eternità. Per Cristo nostro Signore. Amen.

CANTO

O Maria, dolce mio bene, fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.


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